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venerdì 20 novembre 2009

Naghisa Oshima. Una tavola rotonda al festival di Torino












Roberto Silvestri
TORINO

La tavola rotonda dedicata dal festival di Torino al cinema di Nagisa Oshima, sia dolce sia di combattimento (altro che Bronson di Refn), e ai suoi film, perdutamente, profondamente "anti-giapponesi" e solo per questo immensamente patriottici, e anche all'indipendenza come valore artistico e esistenziale indispensabile al filmmaker credibile, ha affidato ieri mattina a una serie di studiosi internazionali, una fetta per uno, la biofilmografia del regista di Kyoto, assente per una grave malattia che lo ha fermato da 10 anni.
Adriano Aprà e Go Hirasawa, chiamati da Stefano Francia e Anna Maria Mazzone (a cui si deve la retrospettiva - e per la prima al mondo i documentari tv - e il volume critico), hanno cercato, tra gli altri, di raccontarci l'evoluzione e soprattutto il mistero delle sue immagini. 


Anche se, in un documentario visto in questi giorni, Oshima raccontava a Toshio Watanabe che soltanto chi lavora con lui sul set, chi fa parte della strana 'gang Oshima', sa qual è la chiave segreta per capire davvero e in profondità i suoi 50 capolavori. E' il collettivo di artisti, mai imbavagliati, che fa grandi i film, meglio se a 'no budget' e i registi che li coordinano...
Dal periodo "della tenerezza", nei mega studi Shochiku, che secondo Aprà lo avvicina poeticamente agli 'opposti estremisti' della nouvelle vague francese, ciaé a Godard e a Truffaut, e che caratterizza la primissima fase del suo lavoro fino a Notte e nebbie del Giappone, passiamo così al periodo "rosselliniano" dei doc didattici per la tv, sulla storia (rimossa, mal raccontata) del Giappone e dei suoi crimini imperialisti, fino al periodo finale, "dell'amore assoluto", anche omosessuale (Furyo e Ghoatto), come avventura estrema e perfino crudele (L'impero dei sensi), perché non c'è amore senza dissoluzione dei tabù, senza scioglimento da ogni giuramento di comunità e scoperta della soggettività desiderante come porta d'accesso all'individualismo democratico, ovvero a un altro Giappone per uomini e donne eguali. 


Scandaloso Nagisa Oshima lo è stato, dunque, e tanto. Il suo odio per tutto il cinema giapponese, del passato e del presente, andava infatti da Ozu a Mizoguchi, da Kurosawa a Naruse a...lui stesso: “Non dobbiamo mai fare più film giapponesi, ma film per tutti”. Infatti Oshima fu obbligato (dopo censure varie, fino al detestato pamphlet proibitissimo contro la pena di morte e sul razzismo anti coreano, L'impiccagione), un po' come è successo a Bertolucci, all'emigrazione artistica in Francia (e non solo con il bunueliano Max mon amour). Anche se il periodo che oggi ci interessa di più è quello della rabbia estetica e politica, dopo la creazione della sua società, Sozosha. Un'epoca che va dalla prima sconfitta del movimento rivoluzionario giapponese nel 1960, dopo la ratifica del secondo trattato di amicizia nippoamericano, il tradimento del Pc del Giappone e l'opportunismo di molte frange dello Zengakuren (il movimento studentesco di cui Oshima fece parte attivamente, vedi: Notte e nebbia del Giappone, 1960, e Storia segreta del dopoguerra dopo la guerra di Tokyo,1970). E la seconda, che culmina in La cerimonia, 1971 (doveva interpretare la parte di un suicida proprio Mishima, che però si suicidò davvero, e platealmente, lasciandolo senza attore), caratterizzata dall'impegno internazionalista, dalla lotta per il Vietnam e la Palestina liberi (Masao Adachi, membro dell'Esercito Rosso, prima di entrare in clandestinità partecipa, come attore e sceneggiatore, alla realizzazione di ben suoi tre film, L'impiccagione, Tre ubriachi risorti e Diario di un ladro di Shinjuku e poi raggiungerà Habbash; e Koji Wakamatsu produrrà il proibitissimo L'impero dei sensi). Bisogna naturalmente ricordare che la storia della lotta armata in Giappone diverge da quella italiana e tedesca, perché il governo di Tokyo venne a patti e riconobbe politicamente i "terroristi". Si arrivò a un compromesso, alla liberazione di un ministro rapito in cambio di quella dei prigionieri politici di estrema sinistra e alla fine di ogni azione armata in patria (per questo una fazione combattente emigrò in Palestina, e chi proseguì negli attentati fu annientato militarmente, o si autoannientò). 



Tra le sorprese della tavola rotonda alcuni interventi di Oshima in talk show tv di prima serata, che ce lo mostrano agguerritissimo contro economisti e politici del governo che lui attacca come affamatori del popolo, profetizzando, già nel 1995, una prossima crisi economica devastante (nascosta artatamente dal 'partito unico' liberaldemocratico attraverso il supergonfiaggio mediatico di catastrofi naturali, come il terremoto di Kobe o atti di criminalità comune trasformati in demoniaci messaggi dal cielo, come la setta della metropolitana). A chi lo accusa in studio di urlare troppo Oshima, impassibile e egemonico, rispondeva: “allenatevi anche voi, se siete capaci, e urlerete più di me. Ma se lo stato continua a finanziare le banche che taglieggiano il risparmiatore, altri urleranno, e ancora più pericolosamente”. Infine. Su Fuori Orario del clan Ghezzi vedremo presto Notte e nebbia del Giappone in abbinamento a Esercito Rosso Giapponese di Wakamatsu. Visto che il movimento studentesco, da Torino a Berlino, sta riprendendo fiato, sarebbe il caso di registrare e diffondere in aule, case occupate, tv street, on line....