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venerdì 2 giugno 2017

Loveless, la Russia è il male

Mariuccia Ciotta

Cannes
Il  regista russo di Leviathan, Andrey Zvyagintsev, immerge lo schermo nella notte cupa di una Russia senza più anima, incollata allo smartphone, opulenta e immorale. Loveless (concorso), i senza d'amore. Al primo posto un ragazzino che si eclisserà tra foresta ed edifici in rovina pur di sfuggire a due genitori mostri e in via di divorzio. Caricature del male. Nessuno dei due vuole il figlio, ognuno si è già fatto un'altra vita, ripetizione della prima, al cento per cento cinica. Senza intenzioni comiche, il film sfodera una serie di macchiette familiari, madre e padre spietati in continuità con i “mangia-bambini”, forse eredità dell'infanzia siberiana del regista, e una nonna ancor più grottesca che si esibisce in un numero di teatrale stalinismo anti-nipotino.
Zvyagintsev ha molteplici intuizioni visive (l'apparizione improvvisa del bimbo piangente dietro la porta) e un andamento da thriller psicologico. Provoca brividi sotto la nevicata di sentimenti aberranti e sfoggia scene di sesso da amanti lascivi e indifferenti al destino del dodicenne Aliocha, uscito nel mondo in cerca di paura con l'intenzione di vincerla. Ma l'inverno del regista russo è troppo freddo, la metafora troppo dichiarata. Non c'è bisogno di mostrare la scritta “Russia” sulla tuta della madre snaturata mentre fa ginnastica sul tapis roulant per farci capire che sta parlando del paese di Putin, il quale corre e non va da nessuna parte.
Zvyagintsev, però, ha il dono di stregare le giurie, dopo il Leone d'oro per Il ritorno, ha conquistato il premio della giuria di Cannes.